"I
Malavoglia " - torna
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Appena finita la lettura di "I Malavoglia" di Giovanni Verga
ho subito sentito il desiderio di scrivere su questo libro,
soprattutto per riuscire a fare che tutti quelli che leggano
questo scritto abbiano voglia di leggere il libro, perché
ne vale la pena.
Giovanni
Verga in questa opera ci racconta la storia della famiglia
Toscano, conosciuta da sempre nel paese in cui abitano come
Malavoglia. Questo paese, Trezza, è un piccolo paese della
Sicilia, paese vicino al mare nel quale quasi tutti fanno
i pescatori.
"I
Malavogila" è la storia della famiglia di padron 'Ntoni,
famiglia sfortunata, la quale vuole svilupparsi, vuole vivere
nel benessere ma non riesce a ottenere niente di quello
che cerca. Ogni volta che loro cominciano un nuovo "progetto"
qualcosa viene male e il risultato è funesto. Ma loro non
perdono mai la speranza e cercano sempre il modo di cominciare
di nuovo.
Risultano
especialmente teneri i rapporti che hanno tra loro quando
fastasticano su tutto quello che potrebbero guadagnare con
questa o quella idea. Vivono sacrificandosi, risparmiando
qualsiasi cosa, lavorando tutte le ore del giorno con la
illusione di un futuro migliore. Ma non tutti i Malavoglia
sopportano questa situazione, come per esempio il nipote
maggiore di padron 'Ntoni, chiamato anche lui 'Ntoni. 'Ntoni
è l'unico della famiglia che è uscito dal paese, ha visto
come vivono nella città, ha visto mondo e si arrabia quando
pensa alla sua situazione, lui vuole essere ricco e vivere
nel lusso ma non ha la pazienza che hanno gli altri Malavoglia.
Così lui causerà più di una disgrazia alla famiglia.
Giovanni
Verga colloca tutta la storia in questo piccolo paese nel
quale tutti conoscono a tutti. Questa è, secondo me, la
parte più bella di questo libro. Mi referisco al rapporto
tra vicini, alle storie che sono dietro a ciascuno. Queste
relazione hanno anche un lato scuro dove nessuno dimentica
ciò che ha fatto per gli altri e aspetta vedere restituito
il suo favore, dove ci sono rivalità tra le famiglie causate
per cose che nessuno ridorda più, ecc. Ma alla fine tutti
costituiscono una grande famiglia, e quando uno manca tutti
sentono la sua assenza, e quando uno è malato tutti aspettano
alla porta della casa per sapere le nuove notizie. Certo
che c'è anche qualche pettegolo che soltanto vuole mormorare,
ma nel fondo anche questi si preoccupano.
Giovanni
Verga, nato in Catania, scrive con un leggero tocco di dialettismo
siciliano, e nel linguaggio usato per i personaggi mette
tanti detti tipici e proverbi. Questo uso di tantissimi
detti mostra la cultura che ha la gente di questo paese,
che è una cultura di popolo, della esperienza. Trezza è
un paese dove quasi nessuno è andato alla scuola e tutto
ciò che sanno lo hanno imparato nel trascorso della sua
vita.
Questo
libro per me è stato come un piccolo "Centro anni di solitudine"
di Gabriel García Márquez, ho detto piccolo perché la storia
racconta pochi anni della vita di questa gente in confronto
all'opera di García Márquez nella quale passano generazioni
e generazioni della famiglia Buendía, ma il tipo di racconto
è lo stesso. Questa opera è stata scritta tanti anni prima
di quella di García Márquez e forse nella storia della letteratura
universale si possono trovare altri esempi di questi tipi
di racconti
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